Oggi Andrea Bonanni ha proposto una riflessione sull’uso dello strumento referendario, partendo dalla bocciatura, da parte dell’Irlanda, del Trattato di Lisbona.
A quanto pare non sono l’unico che ha delle remore sull’uso disinvolto dello strumento referendario.
Io però in questa sede di discussione e di confronto più libera vorrei porre il problema del referendum. Ma siamo davvero sicuri che questa massima espressione della democrazia diretta sia il modo migliore per gestire scelte difficili in società complesse come sono quelle attuali? L’Europa ha già collezionato una lunga serie di <no> (Irlanda due volte, Danimarca, Svezia, Francia, Olanda) su temi diversi e con motivazioni diversissime, spesso contrapposte. E anche in Italia, a partire dal referendum sul nucleare per arrivare a quello sulla fecondazione assistita, il risultato delle consultazioni popolari su scelte particolarmente complesse non si è sempre dimostrato di grande lungimiranza. Uno dice: questa è la democrazia, adeguiamoci. Va bene. Ma che democrazia è quella in cui la gente si pronuncia su temi che non conosce facendo scelte di cui non può prevedere gli effetti? Anche su questo, forse, occorrerebbe riflettere.












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Quella che ho letto poc’anzi mi sembra una considerazione degna di attenzione; la gente, con tutto il rispetto per tutti, non conosce assolutamente la materia e di conseguenza un referendum su questo argomento, pure riconoscendone lo spirito democratico, non può esprimere una scelta tecnica derivante dalla conoscenza della materia. Men che meno può avere una migliore valenza il giudizio di certi politici come come leggevo a proposito del rigassificatore di Priolo in cui certo on.le Neri sentenziava che si trattava di un sistema talmente pericoloso che invitava l’on.le Bersani a farselo costruire in Emilia. Non mi sembra neanche questo un suggerimento autorevole che può far decidere “Il Popolo” per il “si” o per “no”. Io sarei più propenso ad avere delle informazioni “tecniche” da parte di un tecnico avulso da interessi politici e sopratutto che abbia una buona preparazione sociale. Secondo me, vecchio raffiniere che bene o male ha vissuto in Raffineria ed ha la presunzione di conoscere come si svolgono certi processi , quello che si svolge in un Rigassificatore è un cambiamento fisico del Gas Naturale (Metano) che non produce pericolo alcuno, specie se costruito secondo standard di sicurezza come richiede la moderna tecnica. Non si può buttare alle ortiche una occasione come quella che si sta presentando oggi a Porto Empedocle che potrebbe avere altre ricadute positive per la promozionne di altre attività nel territorio.
Grazie per avermi dato la possibilità di esprimere il mio pensiero avulso da qualsiasi interesse personale ma mirato allo sviluppo del nostro territorio.
Egregi Signori
Vorrei risponderVi sui due elementi toccati in questo articolo e in questo commento.
Il primo è sul Referendum. Ovviamente si può accettare il punto di vista riguardante il fatto che la gente “non sa”, è disinformata, sugli argomento sulla quale è interpellata.
Tuttavia, vorrei sottolineare un paio di cose.
La prima è quella che essendo in democrazia, la volontà popolare è sempre il miglior metodo di scelta. Il contrario si chiama con un suo nome, ed è Fascismo (o Dittatura in generale) cioè dove uno (o pochi oligarchi) decidono per tutti cosa sia bene e cosa sia male. Del resto, credo che sia fuor di dubbio, che non bisogna essere laureati in ingegneria chimica per essere favorevoli o contrari su determinati argomenti quale quello in oggetto: basta leggere per meno di un ora un paio di pagine reperibili molto facilmente su intenet, per farsi un convincimento personale sull’argomento e, in quanto convincimento personale, essendo appunto in democrazia, questi sono tutti validi ed hanno lo stesso valore.
Continuando, potrei dire che con l’avvento di internet e la facile reperibilità delle informazioni non si può più parlare della “ignoranza del popolo”, in quanto rendersi edotti sugli argomenti più disparati è molto più facile che un tempo. Sull’argomento chiudo dicendo che, in ogni caso, la risposta corretta, a mio avviso, è quella di cercare di informare la cittadinanza in maniera chiara, invitando personalità scientifiche anche del luogo, per far spiegare in pubblico i punti a favore e contro dei determinati argomenti presi in considerazione dai referendum; non quella di dire: ” il popolo non sa, il popolo non può (e non potrà) mai sapere cosa sia giusto; QUINDI, decido io per lui”. Questo è un argomento deviante, che può portare soltanto a una risposta, che sarebbe quella del paternalismo. Del resto, non credo che la nostra classe dirigente sia molto diversa dal popolo per la quale sceglie, non tenendo conto che queste forme di rigassificatori non vengono più costruite, in quanto dichiarate absolete e non più scelte dagli amministratori locali (la Puglia ne è un esempio, appunto, dove sia lo schieramento di destra del comune sia la Regione di Sinistra, sono contrarie. E un motivo ci sarà). Ne vengono infatti costruite altre forme, o fatto lo stesso lavoro con altri mezzi, come le navi rigassificatrici, meno costosi, più sicuri e con un notevole minore impatto ambientale, con un apporto di lavoro (quindi con occupazione) poco inferiore. Basta fare qualche ricerca su internet per accorgersi di quello che dico con una infima perdita di tempo.
Infine, vorrei rispondere al Signore della Raffineria. Di certo Lei avrà una grande esperienza sul’argomento, e non la metto in dubbio, ed è giusto che ognuno esprima la propria opinione, però ciò che ha affermato, è smentito dalla comunità scientifica non agrigentina, ma internazionale, che è quella alla quale io, modestamento, mi rifaccio sull’argomento. I pericoli restano, vi sono, e sono seri. Altro argomento, e ben divero dalla periclosità, è quello che si sono prodotti pochi disastri mortali a causa dei rigassificatori. Ma anche Cernobyl è esplosa solo una volta, e tutti ci siamo accorti, anche se ne è esplosa soltanto una di centrale nucleare, se sìano o no pericolose.
Per concludere, invito la gente del territorio, nonché Voi stessi, ad informarVi sul’argomento, e magari a rivedere le Vostre posizioni sul rigassificatore di Porto Empedocle, in quanto esistono (è bene ribadirlo) metodi meno costosi, meno pericolosi e con un minore impatto ambientale.
Ha senso svendere un territorio, metterlo in pericolo e deturparlo, per un po’ di clientele in più?
Andrea Lo Vato