Per quanto mi sforzi non trovo nella Direttiva Seveso, l’obbligo di indire il referendum consultivo prima di approvare il progetto per un impianto sottoposto a questa disciplina.
Che un obbligo non ci sia è dimostrato anche dal fatto che si possa scegliere di non indire il referendum, come è avvenuto nei Comuni di Agrigento e Porto Empedocle, al contrario di quanto accaduto a Priolo.
Se è possibile scegliere trovo di pessimo gusto, se non addiritura disdicevole, la gogna mediatica contro quei consiglieri che, convinti della propria posizione e di interpretare le intenzioni dei propri elettori, hanno deciso di non avallare la scelta del referendum consultivo. Referendum che implica una spesa per le casse comunali e può essere contraddetto dalle scelte dell’Amministrazione non vincolata in nessun modo dal risultato referendario.
La democrazia rappresentativa, nel bene e nel male, prevede che si scelgano dei rappresentati che decidano a nome e per conto della collettività. Inoltre più volte è stato ricordato, anche da importanti esponenti delle Istituzioni, che il ricorso eccessivo alle urne stanca i cittadini, come hanno dimostrato tutti i referendum nazionali indetti negli ultimi dieci anni, per i quali l’affluenza alle urne non ha mai raggiunto, neanche lontanamente, il quorum.
La possibilità di indire un referendum è appunto una possibilità. L’atteggiamento persecutorio di chi voleva a tutti costi il referendum credo sia un pessimo esempio di rispetto delle posizione altrui, rispetto che non deve mancare, soprattutto quando le posizioni dell’interlocutore sono distanti dalle proprie.
Infine indire un referendum nell’approssimarsi di diverse tornate elettorali, che potrebbero cambiare il colore delle amministrazioni - locali, regionali e nazionali -, rischia di essere totalmente inutile poichè, cambiando governo, potrebbero cambiare gli indirizzi politici sulle questioni energetiche.
Mi auguro che la battaglia di quanti sono contrari al rigassificatore, per ora combattuta verbalmente con toni accesi, non preveda - ora che il referendum non può essere più un’arma di combattimento - l’innalzamento di barriccate e presidi per le strade. Significherebbe contraddire una scelta democratica espressa in una pubblica assemblea e, in pratica, rifiutare il principio democratico rivendicato in questi giorni.
GN
Di seguito una rassegna degli articoli sulla stampa locale:

Mio caro amico,
devo purtroppo contestare talune Sue affermazioni in merito alla legge Seveso, poichè se è pur vero che non esiste l’obbligo di indire un referendum, esiste l’obbligo di informare la popolazione e consentire alla medesima di esprimere il proprio parere.
Tali obblighi, sono stati ad Agrigento palesemente violati nei termini e nel periodo durante il quale si sarebbe dovuta svolgere tale consultazione.
Orbene, l’unica soluzione per porre rimedio a tali gravi inadempienze, sarebbe stato quello di indire il referendum.
Riguardo la “gogna”, ritengo sia stato doveroso da parte di chi fa informazione, rendere noti i nomi di quei consiglieri che si sono arrogati il diritto di mortificare la dignità degli agrigentini.
Tutto ciò, con particolare riferimento ai voltagabbana e a chi presente in aula, ha preferito allontanarsi nel momento in cui si sarebbe dovuto votare.
Ritiene corretto e intellettualmente onesto presentersi all’appello per ricevere il gettone di presenza e poi allontanarsi per non fare approvare quella proposta per cui si era in precedenza firmata la mozione?
Se vorrà visitare la pagina:
http://www.lavalledeitempli.net/ambiente/rigassificatore/rigassificatore-porto-empedocle-agrigento/consiglio-comunale-di-agrigento
si renderà conto personalmente di come le critiche maggiori le abbiano subite questi soggetti, che non chi si era già in precedenza dichiarato favorevole all’impianto.
Riguardo le strategie future, voglio ricordarLe che la protesta è un’azione legittima da parte di una popolazione che si vede mortificata e privata del potere di avvalersi di un proprio diritto.
La nostra lotta, non finirà certamente sol perchè pochi uomini hanno deciso di poter fare scempio del nostro territorio…
Ritengo vergognoso (e vorrei capirne le ragioni…) il fatto che qualcuno possa sottrarsi alle proprie responsabilità e percepire nel contempo un gettone di presenza per aver scaldato una poltrona per qualche minuto…
Noto con piacere, che gli agrigentini cominciano a prendere coscienza di ciò che accade…
Cordiali saluti, Gian J Morici
Per condurre una riflessione chiara occorre separare i diversi aspetti del suo intervento:
1) Procedura illecita di approvazione
2) Necessità del referendum per ristabilire l’ordine
3) Comportamento “politico” di alcuni consiglieri
4) Comportamento “etico” di alcuni consiglieri
Andiamo con ordine
1) Se procedura illecita vi è stata credo basterà poco a far sospendere qualunque opera. La sua attività avrà sicuramente effetto. Non è possibile però considerare illecita una procedura che ha garantito “il minimo indispensabile”, che seppur ritenuto insufficiente da voi, resta comunque legittimo.
2) Il referendum non ha potere “di rimedio”. Serve semplicemente a constatare una situazione. Qualora, come dice lei, gli obblighi informativi fossero stati violati, sarebbe un referendum sul nulla. Infatti si voterebbe su una cosa che la gente non conosce e che quindi contrasterebbe per aver sentito solo la vostra posizione. Inoltre sarebbe un referendum “sprecato” perchè innescato da un processo illegittimo che illegittimo rimane. Tant’è che, qualora fosse indetto il referendum e vincessero i favorevoli, certamente voi non vi rassegnereste, continuando a battervi contro il rigassificatore. Il referendum non pone quindi rimedio a nulla. E’ una possibile metodo di consultazione della popolazione, che può essere usato, ma anche no…
3) Il comportamento politico dei consiglieri comunali è distinguibile in due aree. Quelli da sempre contrari al referendum e quelli che hanno cambiato idea. I primi, a torto o a ragione, magari pensano di poter avere il polso della situazione senza ricorrere allo strumento referendario, o pensano magari che, su una materia tanto complessa (sulla quale noi due, pur avendo acuti intelletti, non siamo concordi) non si possa interpellare la popolazione che potrebbe non aver chiara la vicenda, non solo nella sua dimensione attuale e locale, ma anche futura, nazionale ed internazionale.
Quelli che invece hanno cambiato posizione magari hanno riflettuto un po’ di più, oppure hanno chiesto in giro. E’ forse una colpa cambiare idea, uniformandosi, per altro, alla posizione del proprio partito? Non credo. Però possiamo discutere di possibili retroscena.
4) Per quanto riguarda il comportamento etico sfonda una porta aperta. Naturalmente non reputo onesto presentarsi all’appello e poi andar via.
Così come non reputo onesto voler liberarsi dell’onere della decisione. I consiglieri comunali devono avere il coraggio delle proprie scelte e assumersene la responsabilità di fronte agli elettori che giudicheranno se concedergli o meno la propria fiducia.
Dalla lettura della direttiva Seveso continuo ad avere differenti opinioni circa gli obblighi sull’informazione. Può mandarmi il testo che ha lei?
Caro Nocera,
noto con piacere che almeno su alcuni punti concordiamo e non avevo dubbio alcuno sul fatto che una persona intellettualmente onesta, dovesse condannare comportamenti tanto discutibili.
Mi spiace non trovare un’intesa sui repentini cambiamenti di opinione di taluni soggetti, fra i quali, sono certo, qualcuno non si sarà neppure preso la briga di cercare di capire cosa è un rigassificatore, limitandosi ad obbedire a precisi ordini di scuderia.
Ma questa, è solo una mia opinione.
Vorrei invitarLa ad una riflessione:
Non Le dice nulla che la maggioranza dei consiglieri abbia votato favorevolmente al referendum?
Volendo far passare il principio secondo il quale questi signori rappresenteno l’elettorato, è evidente come la maggioranza sarebbe stata favorevole alla consultazione popolare e che solo grazie ad un aspetto normativo, si è potuto impedire il referendum.
E’ democratico il fatto che una minoranza possa decidere per conto di una maggioranza?
Dal conto dei voti, questo è quello che si evince.
E inoltre, perchè tutto questo timore per un referendum, se così come più volte affermato anche dallo stesso Luzzio, la maggioranza della popolazione sarebbe favorevole all’impianto?
Cordialmente, Gian J Morici
Mi permetto di correggerla:
la maggioranza dei consiglieri PRESENTI ha votato favorevolmente al referendum.
Nella completezza del consiglio, cui spetta la totalità della rappresentanza dei cittadini, chi ha votato favorevolmente al referendum è una minoranza (14 su 30).
Ma anche ammettendo i solo presenti non troverei obiezioni a quanto successo. La democrazia ha delle regole con cui si autogoverna, fatte le regole si deve decidere secondo quelle. Se lo statuto prevede una maggioranza qualificata il rispetto del principio democratico è salvo.
Le faccio infine notare che proprio il referendum rappresenta un caso di decisione “a minoranza”.
Se ad una consultazione referendaria, indetta per abrogare una norma votata con ampia maggioranza parlamentare, si raggiunge il quorum del 50%+1 degli elettori, con una percentuale favorevole del 26% avremo che la norma viene abrogata per volontà di un quarto della popolazione. Questo contraddice la votazione parlamentare a maggioranza che rappresenta la maggioranza della popolazione, e non tiene conto del 74% della popolazione.
Lo strumento referendario è dunque l’essenza della partecipazione democratica, ma poichè è una scure che non fa differenze (si o no) la Costituzione prevede determinati vincoli per l’indizione.
Peccato che Lei non tenga presente come gli assenti, secondo quanto dagli stessi dichiarato, sarebbero stati favorevoli al referendum.
Ma a prescindere dai cavilli normativi che tanto ci farebbero discutere, perchè non consentire alla popolazione una scelta che stiamo rimettendo nelle mani di chi quella popolazione teoricamente rappresenta, togliendoci così ogni dubbio?
Non voglio entrare nel merito dei giudizi espressi sui cittadini e sulla loro preparazione in materia , poichè avrei molto da ridire su alcuni consiglieri, che si arrogano il diritto di scegliere in nome e per conto della cittadinanza e la cui preparazione (e conoscenza della lingua italiana) dovrebbe indurci a riflettere…
Ogni riunione del Consiglio Comunale è semplicemente uno spettacolo pietoso…
P.S. Il Suo esempio sulla consultazione referendaria, secondo il quale raggiunto il quorum del 50%+1 degli elettori, è bastevole una percentuale favorevole del 26% per abrogare una norma, dimostra come il calcolo venga effettuato sul numero dei votanti effettivi.
Inoltre, se 14 consiglieri su 30 sono una minoranza, 10 consiglieri su 30 fanno una maggioranza?
Purtroppo le dichiarazioni valgono per quello che valgono (un po’ come nel caso Interlandi), è facile darsi assenti e poi dire “se ci fossi stato…”. Gli elettori avranno a disposizione, come metro di giudizio per le prossime elezioni, anche la presenza e la costanza alle sedute consiliari.
Lei poi dice:
Io non ho notizie di colpi di stato ad Agrigento. I consiglieri stanno lì proprio per decidere in nome e per conto della cittadinanza, che li ha eletti democraticamente.
Cittadinanza che li ha eletti conoscendone perfettamente le capacità intellettuali e oratorie.
Direi: li avete scelti? Mò ve li tenete! E la prossima volta scegliete meglio!!!
Ciò non toglie che siano perfettamente legittimati a scegliere in nome e per conto della cittadinanza.
Naturalmente 10 e 14 sono minoranze. Ma le avevo dato per buono di considerare solo i presenti e la norma (tutt’altro che un cavillo) che prevede maggioranze qualificate per evitare di indire un referendum per ogni buca da aggiustare.
Come ho scritto in un commento (censurato) su AgrigentoWeb: E’ la democrazia bellezza….
Abbiamo due diversi modi di concepire la democrazia…
Basta pensare a come Lei giustificava i media che censuravano i nostri comunicati, o ancor peggio consentivano Sue repliche a nostri articoli mai pubblicati, lamentando oggi la mancata pubblicazione di una Sua nota.
Può sempre rifarsi, legga i quotidiani regionali che, solo nella migliore delle ipotesi, riservano non più di 2 righe alle nostre dichiarazioni, ma in compenso, pubblicano integralmente i Suoi scritti.
Gian J Morici
Il mio è quello della Costituzione della Repubblica Italiana.
Io non ho mai giustificato nessuno, ma non posso assumermi responsabilità che non ho. Io non ho contatti personali con gli organi di stampa, mando email e mi pubblicano. Ed in fondo è successo solo 2 volte…
Caro amico,
purtroppo il problema dell’informazione è molto complesso e di non facile soluzione.
Le scelte redazionali e l’opinione dei giornalisti, devono essere libere e vanno rispettate, salvo quando non sia comprovata la precisa volontà di diffondere notizie false o quando comunque non vengono rispettate le regole fondamenteli che disciplinano l’informazione.
Qualche volta, e le assicuro che a me è accaduto, le notizie vengono travisate, strumentalizzate o ancor peggio vengono impedite eventuali repliche e/o precisazioni.
E’ solo in queste circostanze o quando comunque viene travisato in maniera palese un dato reale, che nell’interesse della collettività andrebbe corretto, che trovo legittimo reclamare.
Non lamento tanto gli spazi, quanto la qualità…
G J
Quando l’uomo ha inventato le elezioni, alcuni hanno inventato subito un ritornello di grande successo:non possiamo dare il diritto di voto a chiunque. Alcuni cominciarono a dire che gli schiavi non possono avere alcun diritto, meno che mai quello di votare. Poi si disse che il diritto al voto non potevano averlo le donne, che sono inferiori all’uomo e non hanno neppure l’anima, forse. Successivamente si stabilì di allargare il diritto al voto, ma c’era uno sbarramento preciso, oltre al sesso e all’età: il censo. Cosi per esempio alle prime elezioni nazionali potè votare solo l’1,9% della popolazione italia. Più tardi finalmente potè votare il 6,9%, grazie ad una riforma del governo Depretis, alla fine dell’Ottocento. Successivamente poterono votare almeno gli “intellettuali”, cioè quelli che avevano compiuto 24 anni e sapevano firmare. Poi ci fu il suffraggio universale ma solo e rigorosamente maschile grazie al governo Giolitti, perchè neppure allora le donne capivano niente. Le donne divennero intelligenti e poterono votare solo nel 1946 in Italia. Ma già allora molti dicevano che era una follia: che potevano capirne le donne di politica? Poi si diede la possibilità di votare ai diciottenni e v’erano quelli che dicevano: troppo presto, che ne sanno gli sbarbatelli di politica. Quando vennero lanciati i referendum sulle centrali atomiche, la responsabilità civile dei giudici, la fecondazione assistita, ecc. ogni volta c’era sempre qualcuno pronto a sostenere che la gente non ne sà nulla di fissione nucleare, di amminsitrazione della giustizia, ovociti,ecc. Anche a scuola i genitori e studenti praticamente non votano su nulla nei consigli di classe e d’istituto perchè gli insegnanti sostengono che non possono capire nulla sulla scelta dei libri di testo, il regolamento scolastico, la didattica. La gente non deve mai votare, secondo alcuni perchè non capisce certe elevate questioni di politica, economia e filosofia. Però la gente è sempre buona per pagare tasse, di cui non capisce il senso, e può anche andarsi a fare ammare in qualche missione all’estero e non ha alcuna importanza se non sa nulla di finanziaria o di politica estera.
Sulla storia non ti contraddico.
Il tuo ragionamento però collassa alla luce di un risultato referendario. La scelta collettiva di rinunciare al nucleare si è rivelata quantomai sciagurata e dettata semplicemente dall’onda emotiva di un incidente avvenuto durante un esperimento e non nell’esercizio ordinario di un reattore nucleare.
A distanza di 20 anni tutti vogliono ripensare a quella decisione -tranne i Verdi ma sono un caso di cecità politica-, anche in considerazione del fatto che non si non verificati altri incidenti e qualora si verificassero in altri paesi non ne resteremmo immuni.
Che il voto “collettivo” sia egoistico e quindi non oggettivo lo sa bene anche la Costituzione che impedisce di indire referendum in materia finanziaria. Naturalmente tutti voterebbero per l’abolizione delle tasse facendo collassare lo stato sociale.
Ti anticipo un ragionamento che espliciterò in un prossimo articolo. Firenze è presa a modello di civiltà per la cura che hanno avuto gli amministratori nell’interpellare la popolazione. I fiorentini hanno dimostrato che del referendum poco gli importava, visto che pagano per mantenere una classe dirigente che prenda decisioni. Questa classe dirigente è stata lodata per la forma, aver scelto lo strumento democratico, ma contraddetta nella sostanza. I cittadini che non hanno partecipato al referendum, li hanno bocciati nella sostanza. A che serve una classe dirigente se non decide? E a che serve una classe dirigente che spende oltre 1 mln di euro per una consultazione che non trova il favore della gente?
Non serve avere la palla di vetro per capire cosa pensi la gente, basta farsi un giro nei bar, chiedere agli avventori, passeggiare per le strade, informarsi con la gente che passeggia a Porta di Ponte…
Torniamo alla realtà: il referendum è uno strumento delicatissimo, prova ne sono i numerosi vincoli costituzionali per la sua indizione. In più si tratta nel nostro caso, e non mi stancherò mai di ripeterlo, di un referendum puramente consultivo che può essere contraddetto dall’amministrazione di Agrigento, e che non ha nessun valore, ribadisco NESSUN VALORE, per l’amministrazione di Porto Empedocle. Vogliamo proprio spendere questi soldi a matula?
La sovranità appartiene al popolo che la esercita eleggendo rappresentanti che hanno tempo e sono pagati per studiare e progettare il futuro. Vogliamo cambiare metodo? Ne possiamo parlare. Indiciamo un referendum per qualunque questione cittadina. Se interessa anche un solo abitante è certamente importante. Non lamentiamoci però se poi non si riuscirà a prendere una sola decisione.
Interessante la precisazione secondo la quale “La sovranità appartiene al popolo che la esercita eleggendo rappresentanti che hanno tempo e sono pagati per studiare e progettare il futuro”, ma desidero porgerLe una domanda:
un rappresentante eletto dal popolo, può cambiare opinione in merito ad una vicenda che inciderà pesantemente sulle scelte future, solo per ragioni di coerenza con il proprio partito?
E ancora, i “rappresentanti pagati per studiare…”, possono dopo due anni non sapere neppure scrivere la parola rigassificatore?
Sarà anche vero che ogni popolo ha il governo che merita e che queste persone sono state elette dal popolo, ma non mi sembra una buona ragione per condannare questa città e le future generazioni.
Un consigliere, del quale non scrivo il nome poichè mi mortifico per lui, dopo aver firmato in occasione la petizione in favore del referendum, quando venne presentata la mozione dell’Mpa, votò contro la stessa.
Il fatto mi incuriosì a tal punto da chiedere di spiegarmene la ragione, che puntualmente ed in presenza di testimoni, mi venne così illustrata:
“Iu chi sacciu soccu firmu…”.
Ringrazio questo consigliere, per aver “saputo” invece ciò che faceva quando firmava la condanna dei nostri figli.
RISPOSTA AL SIG. DI BELLA
Leggo con grande rammarico, come a Suo giudizio “ambientalisti e comitati” hanno tirato un respiro di sollievo e non si sono tirati i capelli… Premesso che di capelli ne ho veramente pochi, quella sera, non solo ero presente, ma successivamente sono anche intervenuto sia sulla stampa locale, che sul mio sito. Non è colpa nostra se la stampa non ci concede grandi spazi. Non voglio stare a ricordare il nostro operato, anche perchè non ho nulla da giustificare poichè è tutto documentato, ma quando io muovo un’accusa, non lo faccio in maniera generica, per una questione di correttezza, documento fatti e protagonisti. Per una questione di etica e di ricerca della verità, credo sarebbe opportuno che il sig. Di Bella precisi quali “ambientalisti e comitati” hanno tirato un sospiro di sollievo… e in qualsiasi momento lo vorrà, sono disposto a supportare quanto da me dichiarato con prove documentali.
Certo che il sig Di Bella, vorrà in maniera corretta appartare le dovute precisazioni, porgo cordiali saluti.
Cordiali saluti, Gian J Morici