Seguendo il consiglio lasciato in un commento ho cercato “rigassificazione a bordo”. La ricerca è stata deludente perchè ho trovato solo 4 risultati, solo uno dei quali di un certo valore anche se manca completamente di alcun riferimento bibliografico su cui controllare.
Nonostante l’entusiasmo con cui si presenta la tecnologia della rigassificazione a bordo delle metaniere lo stesso articolo è costretto ad ammettere che
è difficile che una capacità di 4 miliardi di metri cubi l’anno giustifichi il lato up-stream di una catena LNG, dati in particolare gli altissimi costi di investimento dell’impianto di liquefazione. Per il momento, siffatte capacità devono necessariamente affiancarsi ad altri progetti, tradizionali o innovativi, per rendere conveniente lo sviluppo di iniziative upstream.
A questo c’è da aggiungere il problema delle super metaniere che per ora sono pochissime nel mondo, e quello che avevo già intuito a buon senso del tempo di sosta di una settimana per scaricare direttamente in forma gassosa. Tempo che è arrivato a poco più di due sentimane per il primo scarico con questa tecnologia.
Aggiungerei una criticità per quanto riguarda le navi, che a fronte di un costo maggiore non ottimizzano i costi come le metaniere normali. Inoltre
Nel 2010 saranno quindi in circolazione almeno 7 navi LNGRV
Capito!?? Solo 7 nel mondo nel 2010!!!
Sottolineo che mentre in altri punti dell’articolo si parla di miglioramento della tecnologia in futuro, noi potremmo avere nel giro di pochi anni (salvo ambientalisti) la costruzione dell’area portuale di Porto Empedocle, così come pensata nel Piano Regolatore Portuale (PRP) del Comune di Porto Empedocle, a spese di Nuove Energie e potendo avere entrate derivanti da tassazione. Vi sembra poco?
Aggiornamento: con un po’ più di tempo mi sto dedicando a studiare questo metodo con articoli in inglese. La cosa più interessante che ho scoperto riguarda la proprietà della tecnologia Energy Bridge™ che è esclusiva della compagnia americana Excelerate Energy che ne ha comprato il brevetto. Ciò significa che non è una tecnologia disponibile, per cui si potrebbe considerare una valida alternativa equivalente all’impianto onshore. A meno che non si vogliano vedere addebitati in bolletta i costi maggiori per acquistare il brevetto e le supermetaniere.
Potremmo, in linea di principio, dire che possiamo sfruttare il metano che è nell’atmosfera di Nettuno, sarebbe una buona ditribuzione delle risorse? ma soprattutto sarebbe nel miglior interesse dei cittadini?
GN
